Oggi che…
ogni contesto comunitario sembra irreversibilmente lacerato, superato, negato.
Oggi che tutti sembriamo abitati da un universo unico, parlati da un linguaggio unico.
Ebbene proprio oggi, qui e là in questo Paese che è il Mondo, più nei piccoli villaggi che nelle grandi città, sono in molti che ripartono dalle origini, dalle memorie, dalle tradizioni.
Non per un bisogno di appartenenza identitaria ma per rilanciare l'idea di una vita ancora fondata sull'incontro, sull'amicizia, sulla scoperta di comuni necessità fra le persone e sulla ricchezza delle loro differenze.
Tradizione non è contrario di innovazione. Si può pensare a una tradizione per poi ricostruirla, reinventarla, scoprendo il futuro che c'è in lei. Del resto anche il presente va reso memoria.
Perché non sia usato e gettato. Perché si dia senso al nostro essere nel tempo.
Per questo si riempiono "mappe culturali", si cercano i protagonisti di storie e vicende, del passato e del presente. Si seguono i passi affrontati dai singoli, le loro fatiche, le loro speranze.
Si registra e si segna. Per poi dare a quelle vicende piena luce, dignità di traccia.
Non per fornire risposte ma per continuare a interrogare, a interrogarci.
Camminatori di domande.