La casa degli alfieri è una società teatrale e costituisce una delle poche formazioni italiane ad avere un patrimonio di lavoro d’arte comune di oltre trent’anni.

Gli alfieri sono: Maurizio Agostinetto, Antonio Catalano, Luciano Nattino, Lorenza Zambon e Franca Veltro, Claudia Ponzone, Patrizia Camatel, Massimo Barbero,Paola Bortoluzzi, Matteo Catalano.

Innumerevoli gli artisti dei più diversi campi che hanno collaborato lungo il percorso Paolo Conte, Eugenio Guglielminetti, Judith Malina e il Living Theatre, Giorgio Conte, Felice Andreasi, Alessandro Haber, Marco Baliani, Bruno Stori, Giorgio Rossi , Fritz Hauser, Carlo Actis Dato, Pia Pera…

Oggi gli Alfieri costituiscono una sorta di “factory” con più indirizzi artistici e una multiforme attività in cui ognuno si impegna, con approcci distinti ma spesso confluenti, a portare il teatro e l’arte su quel limite, su quella soglia in cui esce “dal teatro” ed entra dentro la vita, dentro i conflitti, le meraviglie e le speranze del presente.

Arte e Infanzia - Universi Sensibili
“La meraviglia, ecco che cosa mi interessa: riabilitare lo sguardo alla meraviglia.Se l'infanzia non è davvero un'età della vita, ma è un modo per guardare il mondo, la meraviglia è quel modo, quello sguardo. Lo stupore, il semplice stupore per qualcosa che ci passa sotto gli occhi ogni giorno, di cui non riusciamo più a vedere l'anima, ma il solo guscio, la sola forma”.
Antonio Catalano

Tra ricerca e memoria - drammaturgia contemporanea
“La mia indagine è rivolta all'uomo, in particolare alle sue “periferie”, alle sue “province”, quelle zone, cioè, in cui meglio si colgono solitudini e speranze, dignità e tenacia. Il tutto lontano dalla cronaca con atmosfere di memoria e sogno. Anche il linguaggio verbale è frantumato, scolpito, involontario. Spesso vi appaiono elementi dialettali o di una lingua meticcia inventata, con sonorità foniche che meglio restituiscono l'essenza e il mutismo di chi ha già detto tutto.” Luciano Nattino

Teatro e natura
"Ho una grande fortuna: le mie passioni e il mio lavoro sono la stessa cosa. Quel che faccio è teatro della 2natura” ( nella natura, con la natura?) . Un teatro fuori dei teatri che parla del rapporto con le piante, i giardini, i paesaggi. Con il pianeta. Il rapporto mio personale e quello della nostra specie. Mi definisco e voglio essere attrice-giardiniera: per essere giardinieri non occorre avere un giardino, perché il giardino è la Terra e tutti noi ci viviamo dentro."
Lorenza Zambon

La scena dell’istante infinito
“Da sempre sono interessato alle immagini e ai vari modi di “fissarle”.
Per fare questo uso pittura, fotografia, scultura, scenografia e allestimenti artistici. Sono appassionato delle cose che si vedono.
Provo compassione per le cose destinate a scomparire, “fissandole” con un'istantanea
forse le salvo. Mi piace la parola compassione,
perché porta in grembo la passione, non si può provare compassione senza passione.
Ho passione del mondo”.

Maurizio Agostinetto