spettacoli

 

Il berretto a sonagli
di Luigi Pirandello

con: Patrizia Camatel (Beatrice), Fabio Fassio (Ciampa), Massimo Barbero (Fifì),
Dario Cirelli (Commissario Spanò), Fulvia Roggero (la saracena, la signora Assunta),
Elena Romano (Fana, Nina Ciampa)

progetto: Luciano Nattino
scenografia: Francesco Fassone
regia: Luciano Nattino, Esther Ruggiero

una produzione Casa degli Alfieri
in collaborazione con il Teatro degli Acerbi


novità disponibile per la stagione 2010/2010


scheda artistica in PDF





14030 Castagnole Monf.to(AT)
Italy - Loc. Bertolina 1
tel. 0141 292583
fax 0141 292572

 

L' attualità de "Il berretto a sonagli", uno tra i primi grandi drammi di Pirandello, sta proprio nella sua capacità di sottrarvisi.
"Il berretto" sviluppa infatti, insieme alle tonalità dell' ironia e del paradosso (appartenenti ancora al bozzettismo di humus siciliano fatto di gelosia e tradimenti), le strutture dell' antica tragedia, puntando su una delle problematiche eterne del teatro: la lacerazione del soggetto, il suo frantumarsi di fronte alla perdita di certezze sociali e individuali. Con in più uno specifico "contemporaneo": l' indagine nell' inconscio, la difficoltà di “essere” e di fare i conti con la realtà, con il sistema di apparenze e di patti sociali necessari per la sopravvivenza.
Di qui il tema della "maschera", dei “pupi” e dei fili che muovono le nostre vite, oscurando le nostre più profonde aspirazioni. Pirandello, figlio del "caos", apprese dalla Magna Grecia la scomoda grandezza della tragedia e dalla Germania (dove era andato a studiare "per non soffocare nell' isola bellissima ma amara") l' armatura filosofica necessaria alle sue idee, là dove l' espressionismo, con il suo repertorio beffardo, si accampava davanti alle cattedrali del kantismo e del romanticismo ancora imperanti.
Il nostro lavoro sul “Berretto” parte proprio da qui: dai legami tra l' espressionismo e Pirandello (evidenti sul piano letterario e artistico) per rileggere oggi l’opera alla luce delle sensibilità contemporanee.
Ciò non solo per sottrarlo alle tradizionali messe in scena di stampo naturalistico e/o psicologico ma per rendere evidente l' essenzialità della ricerca di Pirandello: i suoi scandagli nell' animo umano, nell' "io diviso" di ciascuno di noi (in anni in cui Freud è bandito dalla cultura cattolico-fascista e quando Basaglia o Laing devono ancora "nascere"), per farne uscir fuori l’urlo interiore.
All' espressionismo, dunque, e ai suoi stilemi intende riferirsi la nostra messa in scena del "Berretto", senza ricalco o filologismi ma con innovative soluzioni di intreccio e di montaggio e con una scenografia ispirata all’ ultimo grande espressionista dei nostri tempi, l' artista Francis Bacon.
Pirandello, come Bacon (e come i primi espressionisti), deforma le persone e le cose, per afferrarle nella loro realtà più intima, per ritrovare una figurazione originaria, penetrando la maschera con cui si presentano. Entrambi applicano la "sconciatura" dell' immagine attraverso l' accensione coloristica, la preminente gestualità, il ritmo impresso alla pennellata (drammaturgica o pittorica). Di questa "sconciatura" i personaggi di Beatrice e Ciampa del "Berretto" sono esempi formidabili: al tempo stesso vittime e carnefici, “pupi” e registi, tesi e passionali, forti e “scuoiati”, con le loro inesauribili ansie e illusioni. Noi, insomma.

Risoluzione consigliata: 1024x768x32bit
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