L'
attualità de "Il berretto a sonagli", uno tra i primi
grandi drammi di Pirandello, sta proprio nella sua capacità di
sottrarvisi.
"Il berretto" sviluppa infatti, insieme alle tonalità
dell' ironia e del paradosso (appartenenti ancora al bozzettismo di
humus siciliano fatto di gelosia e tradimenti), le strutture dell' antica
tragedia, puntando su una delle problematiche eterne del teatro: la
lacerazione del soggetto, il suo frantumarsi di fronte alla perdita
di certezze sociali e individuali. Con in più uno specifico "contemporaneo":
l' indagine nell' inconscio, la difficoltà di “essere”
e di fare i conti con la realtà, con il sistema di apparenze
e di patti sociali necessari per la sopravvivenza.
Di qui il tema della "maschera", dei “pupi” e
dei fili che muovono le nostre vite, oscurando le nostre più
profonde aspirazioni. Pirandello, figlio del "caos", apprese
dalla Magna Grecia la scomoda grandezza della tragedia e dalla Germania
(dove era andato a studiare "per non soffocare nell' isola bellissima
ma amara") l' armatura filosofica necessaria alle sue idee, là
dove l' espressionismo, con il suo repertorio beffardo, si accampava
davanti alle cattedrali del kantismo e del romanticismo ancora imperanti.
Il nostro lavoro sul “Berretto” parte proprio da qui: dai
legami tra l' espressionismo e Pirandello (evidenti sul piano letterario
e artistico) per rileggere oggi l’opera alla luce delle sensibilità
contemporanee.
Ciò non solo per sottrarlo alle tradizionali messe in scena di
stampo naturalistico e/o psicologico ma per rendere evidente l' essenzialità
della ricerca di Pirandello: i suoi scandagli nell' animo umano, nell'
"io diviso" di ciascuno di noi (in anni in cui Freud è
bandito dalla cultura cattolico-fascista e quando Basaglia o Laing devono
ancora "nascere"), per farne uscir fuori l’urlo interiore.
All' espressionismo, dunque, e ai suoi stilemi intende riferirsi la
nostra messa in scena del "Berretto", senza ricalco o filologismi
ma con innovative soluzioni di intreccio e di montaggio e con una scenografia
ispirata all’ ultimo grande espressionista dei nostri tempi, l'
artista Francis Bacon.
Pirandello, come Bacon (e come i primi espressionisti), deforma le persone
e le cose, per afferrarle nella loro realtà più intima,
per ritrovare una figurazione originaria, penetrando la maschera con
cui si presentano. Entrambi applicano la "sconciatura" dell'
immagine attraverso l' accensione coloristica, la preminente gestualità,
il ritmo impresso alla pennellata (drammaturgica o pittorica). Di questa
"sconciatura" i personaggi di Beatrice e Ciampa del "Berretto"
sono esempi formidabili: al tempo stesso vittime e carnefici, “pupi”
e registi, tesi e passionali, forti e “scuoiati”, con le
loro inesauribili ansie e illusioni. Noi, insomma.