spettacoli

 

Giorgio Conte
in

è questa l'ora antica torinese
colloqui con Guido Gozzano



14030 Castagnole Monf.to(AT)
Italy - Loc. Bertolina 1
tel. 0141 292583
fax 0141 292572

 

al violino: Claudio Rossi
alle percussioni: Alberto Parone

voce via etere di Umberto Broccoli
video realizzato da Federica Parone
scenografia: Francesco Fassone
fotografie: Mara Mayer

regia: Luciano Nattino
produzione: Casa degli Alfieri


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Quante volte Giorgio Conte, nella sua “vita al gusto di tutto” ha incrociato quel “sentimentale giovine romantico” di Gozzano…
Quante volte nelle stagioni di mezzo, tra l’incerto incedere del tempo, a passeggio da solo o con i cani, gli son tornate alla mente quelle rime ingenue e pensose, studiate al liceo: “Viaggio con le rondini stamane…”/ “Dove andrà?” – “Dove andrò? Non so…Viaggio. / Viaggio per fuggire altro viaggio…/ oltre Marocco, ad isolette strane…”, rime e pensieri di “quell’essere vivente detto guidogozzano”.
E così, dopo tanti anni di nascoste frequentazioni, Giorgio Conte si è deciso a comunicare al mondo questa fratellanza, questa sodale amicizia con il “poeta delle farfalle”.
Ed è nato questo spettacolo/colloquio tra i due, fatto di parole e note, in cui Giorgio dà musica a diverse poesie di Gozzano intrecciandole con alcune sue canzoni che bene dialogano con le prime. Come tra antichi compagni di giochi o di scuola emergono così continui accostamenti tra il mondo del poeta torinese e il mondo del cantautore astigiano: mondi fatti di lievi emozioni e di sguardi disincantati, legati a ricordi, a oggetti, a fatti, a uomini e donne (soprattutto donne), tutti rievocati e colti nella loro dimensione di immagini svanenti, “fatte sorelle dal non esser più” o del “non essere ancora”. Proprio come nelle passeggiate tra i boschi del Monferrato o del Canavese, quando l’autunno non è più ma non è ancora l’inverno gelido, o quando l’inverno già trascolora ma non è ancora primavera.
Tra le intonazioni giocose e quelle un po’ più serie vien fuori, a scavalco tra i due colloquianti e appartenente a ciascuno di loro, l’idea di una vita continuamente sognante e sognata, tra desideri vietati e passioni sopite, tra derisioni e stupori, tra ciò che si “finge d’essere” e ciò che realmente si è.
Un’ora e un quarto di lievità, di immagini appena afferrate e poi lasciate, di frasi e refrain che torneranno di nuovo, alla mente e nel cuore, una volta usciti da teatro.

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