testo e regia:
Luciano Nattino
fonti: Sisto Dalla Palma, Antonio Attisani, Christian Bobin
con: Fabio Fassio, Mariapaola Pierini, Tommaso Massimo Rotella
coreografie: Mariapaola Pierini e Tommaso Massimo Rotella
scenografia: Maurizio Agostinetto
musiche: Bob Dylan, Leonard Cohen
produzione: Casa degli Alfieri - Asti Teatro 33
scheda artistica
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Francesco
d’Assisi è un impulso costante che da anni ci insegue,
si segnala a noi, ci segna.
E questo lavoro di teatro e danza “intorno” a Francesco
è un’ulteriore tappa di riflessione sull’attualità
del suo messaggio, sulla necessità che abbiamo ancora di lui,
per riparlare di futuro e di regole, di cammini e di gesti, e perché
no? di economia e di rivoluzione. Come ha fatto lui, allontanandosi
di pochi metri da casa ma cambiando tutto, chiudendo con il passato.
Non lo trattiamo da biografi. Ci interessa il suo spirito vagabondo,
vicino ai vangeli e ai passeri; ci interessa scoprire ancora una volta
il cantore della piccolezza, l’asceta senza tristezza, innamorato
di madonna Povertà. E per avvicinarci a lui abbiamo trasposto,
senza forzature, la sua vicenda agli anni Sessanta del secolo scorso.
Ciò non per alterare la sua lezione di vita, le sue (poche) parole,
ma per restituire in modo più diretto l’importanza di Francesco
per il mondo odierno. Per dire insomma, esplicitamente, che egli “è
ancora qui, tra noi”, fisicamente, nel pensiero e nell’azione
di tante persone che hanno oggi i suoi stessi principi e comportamenti.
E che è alla nostra società che egli si rivolge; è
il nostro mondo che egli piange e ama, minaccia e perdona. Riandare
agli anni Sessanta serve anche a ricordarci che, nel periodo del “boom”,
già si intravedevano i limiti di quello sviluppo che oggi ci
appesantisce e ci angoscia (Pasolini dixit).
Così i personaggi del nostro lavoro sono due uomini “on
the road” di quegli anni e una donna esile e forte al loro fianco
o nelle loro fantasticherie. Ma dire "personaggi" è
già dire un’opinione sul mondo. I nostri infatti non hanno
una precisa identità. Potrebbero essere dei musicisti erranti
o dei profughi, dei “sans papiers”: degli individui eternamente
in bilico, con tutto il precario di oggetti, gesti e sentimenti che
portano con sé. Come Francesco che vestiva di niente, si nutriva
di poco e parlava, accessibile a tutti, con la verità del corpo
e della poesia, disdegnando i sapienti perché più vicini
all’orgoglio. Così a noi piace lavorare su tracce e segni
naïf, di danza e musica, di parole e mutismo, scortati da una fragile
scenografia e dalle ballate sensitive di Sua Bobbità e di Cohen.
Da “alfieri” infatti, da pezzi che corrono trasversalmente
sulla scacchiera, continuiamo a frequentare il teatro al di là
del teatro, delle sue consuetudini e ripetizioni. Anche in questo Francesco
ci aiuta, lui, il più "orientale" dei santi europei,
con il suo uso dei paradossi, del gesto senza spiegazioni. Lui, che
sfiorando l’estremo, fa scrivere nel suo testamento: "Si
guardino i frati dell'accettare quelle chiese o piccole abitazioni,
o qualsiasi altra costruzione fabbricata per loro, le quali non si confacciano
alla santa povertà che nella nostra regola abbiamo promesso di
tenere, e vi abitino sempre come ospiti stranieri e pellegrini.”
Ecco: "ospiti stranieri e pellegrini", lo status dei nostri
personaggi, creature che inventano se stesse in una situazione limite,
di attesa e meraviglia, conservando la voglia di stupire, di stupirci.
durata dello spettacolo: tempo unico di un’ora e venti minuti
Lo spettacolo è adatto per ogni tipo di spazio.