progetto e coproduzione: Casa degli Alfieri e Faber Teater
in collaborazione con Asti Teatro 31 e Teatro degli Acerbi
drammaturgia: Luciano Nattino
attori/cantanti: Dario Cirelli, Fabio Fassio, Federica Tripodi, Francesco
Micca,
Lodovico Bordignon, Lucia Giordano, Marco Andorno, Massimo Barbero,
Paola Bordignon, Patrizia Camatel, Sebastiano Amadio
collaborazione
musicale: Antonella Talamonti
scenografia: Maurizio Agostinetto
costumi: Marta Tibi
amministrazione: Franca Veltro
regia: Aldo Pasquero, Giuseppe Morrone, Luciano Nattino
“Il Mondo dei Vinti” è uno dei progetti selezionati
dalla Commissione per il bando “Interventi a sostegno della produzione
teatrale in Piemonte” istituito dalla Regione Piemonte in collaborazione
con: Fondazione del Teatro Stabile di Torino, Sistema Teatro Torino,
Fondazione Circuito Teatrale del Piemonte
scheda artistica
in PDF
“Il mondo dei vinti”
vuole essere un affresco sul mondo contadino del secolo scorso: quella
“culla”, quel “paese”, il cui antico ordine
fisico e umano è filtrato in noi e impossibile a cancellarsi.
E ciò per riannodare trame dimenticate nel nostro sottofondo
e, soprattutto, per vedere quel mondo in una luce prospettica, vicina
alle nuove sensibilità, ai nuovi bisogni di oggi.
Abbiamo mutuato titolo e storie dall’opera principale di Nuto
Revelli (ma ci siamo riferiti alla sua complessiva opera) in un intreccio
in cui il “lentissimo” mondo rurale, affondato nella quotidianità
della sua “piccola” storia, viene scosso dalle brusche impennate
della “grande” storia e dai mutamenti sociali che forzano
i destini individuali, li scuotono, li sottopongono a trasformazioni
gigantesche.
La drammaturgia de “Il mondo dei vinti” parte da questo
intreccio in un’operazione corale dove le tante storie e i tanti
personaggi (tratti dai veri testimoni di Nuto) si fondono in un corpus
unitario che racconta le vicissitudini di una comunità dove ciascuno
è padre, madre, sorella, prete, bacialé o figlio, con
scambi di ruolo e senza soluzione di continuità nell’attraversamento
degli anni.
Una comunità immaginaria la cui storia è quella della
provincia cuneese del Novecento ma è anche la storia stessa del
nostro Paese, del nord come del sud, del Veneto come della Calabria.
E che assomiglia tanto alle storie raccontate oggi dai griot africani,
dai cantori dell’America latina, dai danzatori indiani o tibetani.
Una cartografia mentale e fisica, una geologia di anime e corpi che
si evidenzia attraverso tracce memoriali, immagini e eco poetiche, canti
e racconti antichi, dove le parole (fra cui molte dissotterrate) vogliono
essere oralità di passaggio in transumanza verso metafore dell’oggi,
dove i personaggi non sono fantasmi del passato ma rappresentanti inconsapevoli
dell’inascoltato presente.
Per il nostro racconto abbiamo scelto una via intermedia tra naturalismo
e ricordo onirico, un terreno dell’insolito dove le cose usuali
diventano oggetto di stupore mentre gli eventi più strani o terribili
vengono vissuti con ordinarietà. Ciò per quella miscela
di crudezza e di ingenuità che traspare da quel mondo/arca ancora
in viaggio per scampare al diluvio, alla grande estinzione.
Un mondo di volontà e sacrifici che appare non dei “vinti”
ma degli “invincibili”.
Un lavoro dunque dove la memoria è sguardo sul futuro, dove il
ricordo è coscienza di esistere.
Del resto Revelli ci è stato maestro. Ha speso la sua vita a
combattere l’Italia delle amnesie e delle rimozioni, l’Italia
che preferisce la retorica alla responsabilità verso la sua storia,
l’Italia che celebra e dimentica.
E in questo gli siamo riconoscenti.
“E’ il mondo dei vinti
che mi apre alla speranza, che mi carica di una rabbia giovane, che
mi spinge a lottare contro la società sbagliata di oggi.”
Nuto Revelli