spettacoli

 

Scaramouche



14030 Castagnole Monf.to(AT)
Italy - Loc. Bertolina 1
tel. 0141 292583
fax 0141 292572

 

testo e regia di Luciano Nattino

musiche originali di Paolo Conte
scene di Eugenio Guglielminetti

con gli attori/cantanti/danzatori:
Massimo Barbero, Patrizia Camatel,
Fabio Fassio, Chiara Magliano, Carlo Nigra

regista assistente: Esther Ruggiero
costumi: Elena Bovolenta
produzione musicale: Tiziano Villata
rielaborazione scenografica:
Francesco Fassone, Alice Delorenzi - Officina dello Spettacolo


produzione:
Casa degli Alfieri - Teatro degli Acerbi - Asti Teatro 29

in collaborazione con la Fondazione E. Guglielminetti – Centro di Studi Teatrali e d’Arte Fugurativa


scheda artistica in PDF

promo video

Un progetto prestigioso: il riallestimento di "Scaramouche” ,
lo spettacolo "storico" del Mago Povero (oggi Casa degli Alfieri)
del 1983, che allora fu coprodotto con Asti Teatro 5 per poi effettuare una lunga circuitazione nazionale ed internazionale.
”Scaramouche” porta ancora la firma di Luciano Nattino, regista e autore del testo (con il quale gli Acerbi perseguono da anni una fattiva collaborazione) ed esso vuole essere soprattutto un omaggio a Eugenio Guglielminetti, che ideò la bellissima scenografia e i magnifici costumi, il primo lavoro di un fruttuoso sodalizio, e a Paolo Conte che di “Scaramouche” scrisse le musiche originali ed è tuttora disponibile ad una ulteriore collaborazione in merito.
La recente scomparsa di Eugenio Guglielminetti (che per il Teatro degli Acerbi ha rappresentato un fondamentale punto di riferimento artistico oltre che umano) ha portato alla decisione di realizzare questo progetto in sinergia con la Casa degli Alfieri, riprendendo sotto la supervisione della Fondazione Guglielminetti e di Giuseppe Orlandi i progetti delle scene e i costumi originali affidandoli alla realizzazione di Francesco Fassone, artista emergente, per anni collaboratore di Guglielminetti.

“Scaramouche”, come una piccola e ripetuta esplosione.
Nel nome stesso si sente un fragore giocoso in cui si indovina il gioco fonico dell’allusione goliardica. C'è lì un richiamo ventresco ai famelici zanni, demoni della fertilità, sempre alle prese con un irraggiungibile banchetto. E c’è, registrato in memoria, uno Scaramuccia spadaccino che libera sempre qualche Isabella nel cuore delle strade.
C’è, soprattutto, un riferimento preciso allo “Scaramouche” di Tiberio Fiorilli, maestro di Molière, “mimo grandissimo”, capocomico di una troupe dell’Arte che tanta fortuna ebbe in Francia e alla corte di Luigi XIV.

La storia del nostro “Scaramouche” si svolge intorno agli anni ’40 del secolo scorso ed è quella di una compagnia di teatro da cortile e da «recita per le truppe» (in cui Totò e i Fratellini avrebbero trovato posto), con i conflitti interni, gli sconvolgimenti derivanti da nuovi arrivi, gli intrecci tra vita e teatro, le delusioni e le speranze.
Un gruppo di guitti con tutto il bagaglio della tradizione, guidati da un dissacrante attore/regista, dal nome d’arte «Scaramouche», costruttore di maschere e ideatore di numeri teatrali, con il sogno di un grande varietà da realizzare ma costantemente alle prese con i problemi dei soldi, dell'amore, dell’arte comica e quella di arrangiarsi, così tanto « molièriano» da ricordarci Arpagone, Alceste, Sganarello.
Egli possiede tutto il mestiere dei suoi predecessori e con questo adatta le pièces al pubblico del caso, con la trasgressione del lazzo mimico, del gesto surreale, del balletto comico.

Il nostro «Scaramouche» vuole partire da qui, da questa ripetuta iniziazione, da questo inventarsi volta a volta di fronte al mondo; un mondo guasto, guastato dalla guerra e dal denaro, in cui tuttavia Scaramouche e i suoi tengono fede all’arte scenica e ai suoi valori.

Sinossi

All’apertura della scena la giovane Aurelia sta sostenendo un provino per entrare nella compagnia del grande capocomico Scaramouche; è lei che conduce lo spettatore alla scoperta di questo scalcinato gruppo di teatranti, che in tempo di guerra si guadagna di che vivere tra una recita per le truppe e un nuovo espediente per procacciarsi un tozzo di pane. Anzi, un piatto di spaghetti, piatto sempre troppo piccolo per sfamare tutti. La giovane, che si rivela anche una buona cantante, porta da subito scompiglio nel gruppo di artisti, conquistando il cuore di Scaramouche e dell’attor giovane Leandro, e provocando la gelosia della primadonna Odette, attrice un po’ attempata che arrotonda i suoi magri incassi intrattenendo privatamente qualche abbiente signore. Nonostante gli inevitabili screzi, le delusioni, le ristrettezze, la compagnia è per ciascuno di loro una famiglia, e un luogo ideale ove si realizza l’arte, la poesia; è l’Arca di Noè costruita nella scena finale, che li salva dal “diluvio” del tempo che si trovano a vivere; e nessuno riesce a distaccarsene. “In fine chi rimane? Noi, i costruttori dell’Arca…”

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