Presento
questa mia ricerca teatrale con il termine "studio"; non solo
per me tracce è un'opra non terminata ma pretenderebbe di mai
terminare. Provate ad immaginare una scultura che in se potrebbe evolversi
in molte direzioni e che continua invece a vivere come un abbozzo continuo,
una traccia di significati ancora da assumere, di immagini ancora da
evocare. D'altronde la traccia è ciò che di labile si
lascia dietro, è un segno di scoperta, le tracce raccontano
sempre qualcosa.
Quando ho letto Tracce di Bloch, che è all'origine
di questa impresa, mi è accaduto qualcosa del genere e allora
mi sono detto: sarà possibile anche in teatro creare una condizione
di ascolto immaginativo, dove si possa, come dice Bloch, "pensare
affabulando", dove le direzioni (anche formali, di linguaggi usati)
siano molteplici, aperte, non linearmente definibili?
Lo stupore e l'incantamento, i due temi che mi hanno guidato, sono luoghi
che visito di sovente nel mio lavoro d'attore o quando guido altri attori,
sono due sostanze profonde dell'atto teatrale. Vorrei presentare queste
sostanze attraverso una specie di mappa, di costellazioni narrative
diverse, come un ronzio multiforme di racconti, aneddoti, ricordi, poesie,
digressioni, riflessioni, domande.
Vorrei alla fine che gli spettatori si alzassero forse sconcertati,
dispersi, ma colmi di altre memorie non dette, desiderosi di aggiungere
altri racconti alla collana, di completare non il mio lavoro ma il loro
percorso. all'interno della mappa.