scritto
e diretto da Luciano Nattino
tratto da lettere e documenti del Fondo Vanzetti,
Istituto per la Storia della Resistenza e della Società Contemporanea
di Cuneo
con:
Massimo Barbero, Patrizia Camatel, Dario Cirelli, Fabio Fassio, Chiara
Magliano,
Antonio Muraca, Stefano Orlando, Mauro Perrone, Paola Tomalino, Federica
Tripodi
musiche e canti a cura di:
Chiara Magliano, Paola Tomalino, Tiziano Villata
scene: Francesco Fassone
luci: Marco Burgher
costumi: Laboratorio Stilistico Vezza
produzione: casa degli alfieri – teatro degli acerbi – AstiTeatro
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Lo
spettacolo è, per frammenti, la storia di Bartolomeo Vanzetti
e dell’assurda peripezia che, negli anni ‘20 in America,
lo ha visto protagonista, insieme all’amico Nicola Sacco, di uno
dei casi più controversi di tutto il Novecento.
Bart e Nick, infatti, per le loro idee e la loro condizione di immigrati
(italiani, per giunta), subirono un ignominioso processo, con accuse
infondate, che li portò, dopo sette anni di ricorsi e rinvii,
alla sedia elettrica.
I fatti sono noti e già “visitati” in letteratura,
cinema, teatro, musica.
Eppure essi risultano ancora sconcertanti e attuali, legati a temi quali
l’emigrazione e le discriminazioni, la pena di morte, la libertà
di pensiero, la giustizia.
Di qui le nuove ricerche (presso il Fondo Vanzetti dell’Istituto
per la Storia della Resistenza di Cuneo) e la rilettura di oggi.
Il punto di vista è quello di uno dei due protagonisti, il piemontese
Bartolomeo Vanzetti, e le fonti sono le sue lettere (ai famigliari,
agli amici, alla giornalista e scrittrice Mary Donovan) e i suoi scritti,
oltre ad articoli e atti di convegni sul caso Sacco/Vanzetti.
Ma “Canto per Vanzetti” non vuole essere una cronaca drammatizzata.
Esso è piuttosto la cronaca di un sogno, di un’utopia mortificata,
bruciata viva.
Un racconto che non porta lezioni in sé, che non serve a qualcosa
se non a ricordare, a “restituire voce”. Scriveva Vanzetti
pochi giorni prima di morire: “Io voglio che voi tutti mi cantiate
anziché piangermi”.
L’ordine degli episodi non è cronologico ma legato al tempo
della memoria involontaria, dei fatti che si concatenano per analogie,
per affinità dei ricordi, con punte in avanti e salti all’indietro.
Il lavoro vuole rendere il clima sociale in cui si svolge la vita di
Bartolomeo prima e dopo la sua partenza per l’America: l’adolescenza,
le difficoltà nella ricerca di un lavoro stabile, le passeggiate
lungo il Maira, le rare amicizie, il suo amore per la natura, per gli
umili.
E poi l’imbarco, la lontananza, la violenza dei sobborghi delle
città statunitensi, la triste condizione di emigrato, il suo
sogno di liberazione degli sfruttati di tutto il mondo, il carcere.
Al processo si dedicheranno brevi riferimenti. L’attenzione va
al lato domestico dell’anarchico di Villafalletto, terrigno e
volante, ai suoi rapporti con la sorella Luigia, con il padre, con gli
ambienti in lotta per la sua difesa, con Mary Donovan.
Il tutto per tracciare un quadro dell’avventura di Bartolomeo
(simile ad altre avventure dei nostri giorni) e per verificare quanto
del passato è ancora stimolo per una riflessione sul presente
e sulle sue contraddizioni.