spettacoli

 

Canto per Vanzetti
il sogno di un emigrato italiano




14030 Castagnole Monf.to(AT)
Italy - Loc. Bertolina 1
tel. 0141 292583
fax 0141 292572

 

scritto e diretto da Luciano Nattino

tratto da lettere e documenti del Fondo Vanzetti,
Istituto per la Storia della Resistenza e della Società Contemporanea di Cuneo


con:
Massimo Barbero, Patrizia Camatel, Dario Cirelli, Fabio Fassio, Chiara Magliano,
Antonio Muraca, Stefano Orlando, Mauro Perrone, Paola Tomalino, Federica Tripodi

musiche e canti a cura di:
Chiara Magliano, Paola Tomalino, Tiziano Villata

scene: Francesco Fassone
luci: Marco Burgher
costumi: Laboratorio Stilistico Vezza


produzione: casa degli alfieri – teatro degli acerbi – AstiTeatro 27


scheda artistica in PDF

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promo video

Lo spettacolo è, per frammenti, la storia di Bartolomeo Vanzetti e dell’assurda peripezia che, negli anni ‘20 in America, lo ha visto protagonista, insieme all’amico Nicola Sacco, di uno dei casi più controversi di tutto il Novecento.
Bart e Nick, infatti, per le loro idee e la loro condizione di immigrati (italiani, per giunta), subirono un ignominioso processo, con accuse infondate, che li portò, dopo sette anni di ricorsi e rinvii, alla sedia elettrica.
I fatti sono noti e già “visitati” in letteratura, cinema, teatro, musica.
Eppure essi risultano ancora sconcertanti e attuali, legati a temi quali l’emigrazione e le discriminazioni, la pena di morte, la libertà di pensiero, la giustizia.
Di qui le nuove ricerche (presso il Fondo Vanzetti dell’Istituto per la Storia della Resistenza di Cuneo) e la rilettura di oggi.
Il punto di vista è quello di uno dei due protagonisti, il piemontese Bartolomeo Vanzetti, e le fonti sono le sue lettere (ai famigliari, agli amici, alla giornalista e scrittrice Mary Donovan) e i suoi scritti, oltre ad articoli e atti di convegni sul caso Sacco/Vanzetti.
Ma “Canto per Vanzetti” non vuole essere una cronaca drammatizzata.
Esso è piuttosto la cronaca di un sogno, di un’utopia mortificata, bruciata viva.
Un racconto che non porta lezioni in sé, che non serve a qualcosa se non a ricordare, a “restituire voce”. Scriveva Vanzetti pochi giorni prima di morire: “Io voglio che voi tutti mi cantiate anziché piangermi”.
L’ordine degli episodi non è cronologico ma legato al tempo della memoria involontaria, dei fatti che si concatenano per analogie, per affinità dei ricordi, con punte in avanti e salti all’indietro.
Il lavoro vuole rendere il clima sociale in cui si svolge la vita di Bartolomeo prima e dopo la sua partenza per l’America: l’adolescenza, le difficoltà nella ricerca di un lavoro stabile, le passeggiate lungo il Maira, le rare amicizie, il suo amore per la natura, per gli umili.
E poi l’imbarco, la lontananza, la violenza dei sobborghi delle città statunitensi, la triste condizione di emigrato, il suo sogno di liberazione degli sfruttati di tutto il mondo, il carcere.
Al processo si dedicheranno brevi riferimenti. L’attenzione va al lato domestico dell’anarchico di Villafalletto, terrigno e volante, ai suoi rapporti con la sorella Luigia, con il padre, con gli ambienti in lotta per la sua difesa, con Mary Donovan.
Il tutto per tracciare un quadro dell’avventura di Bartolomeo (simile ad altre avventure dei nostri giorni) e per verificare quanto del passato è ancora stimolo per una riflessione sul presente e sulle sue contraddizioni.


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