Variazioni sul giardino

 
Viaggio alla scoperta di un pezzo di Terra

Il primo giardino del mondo

Il primo giardino di cui tutti noi abbiamo sentito parlare è il giardino dell'Eden. Ma ho scoperto che l'Eden non è il primo giardino
Ancora prima ci fu il giardino della dea Inanna, laggiù a oriente, nella terra dei Sumeri

"Nei primi giorni, proprio nei primi giorni,
nelle prime notti, proprio nelle prime notti,
nei primi giorni quando ogni cosa doveva essere fatta esistere
nei primi giorni quando ogni cosa doveva essere nutrita
quando il caos fu tolto dalla terra
e la terra fu separata dal caos,
quando il nome dell'uomo fu designato,
in quel tempo
fu piantato un albero, un singolo albero,
sulle rive del Grande Fiume

L'albero fu nutrito dalle acque dell'Eufrate
ma il turbinante vento del sud si levò e soffiò contro l'albero
strappando i suoi rami, strappando le sue radici,
fino a che l'acqua dell'Eufrate lo portò via.
14030 Castagnole Monf.to(AT)
Italy - Loc. Bertolina 1
tel. 0141 292583
fax 0141 292572

 

Una giovane donna che camminava e non temeva nessun uomo
e non era mai stata posseduta,
raccolse l'albero dal fiume e parlò:
"Porterò quest'albero nella città di Uruk
Pianterò quest'albero nel mio giardino sacro"
Inanna si prese cura dell'albero con le sue mani
Ella fissò la terra intorno al tronco con i suoi piedi
E con la terra costruì un recinto per preservarlo.


Ecco, eccolo il primo giardino! Un albero con intorno un muro, per proteggere la vita
Fuori dal muro la terra selvaggia, dentro l'albero, coltivato da Inanna.
I sumeri facevano un segno per scrivere giardino e nel segno si vede proprio un albero circondato da un recinto, un recinto triangolare, quasi esattamente così (gesto). Vi ricorda qualcosa? La parola che dicevano è gan che vuol dire chiuso, che vuol dire giardino ma che vuol dire anche grembo, che vuol dire utero. Ecco, eccolo il primo giardino! Grembo e giardino, donna e giardino!
E il canto prosegue, e Inanna attende di crescere e maturare assieme all'albero, nel potere del sesso e della mente, perché questo è l'albero della vita e insieme l'albero della conoscenza.

Gli anni passarono; cinque anni, poi dieci.
L'albero crebbe e s'ingrossò
Poi un serpente che non poteva essere incantato
Fece il suo nido nelle radici.
L'uccello Anzu mise il suo piccolo fra i rami dell'albero.
E la buia vergine Lilith costruì la sua casa nel tronco.
La giovane donna che amava ridere pianse,
(oh)quanto pianse Inanna!
Ma essi non vollero lasciare il suo albero!

Allora lei guardò il serpente con l'occhio del potere,
gli parlò con la parola dell'ordine,
gli sussurrò il grido dell'amore
lei lo abbracciò!
Il serpente, che non poteva essere incantato, lasciò le radici,
il serpente, che non poteva essere incantato, se ne andò dall'albero;
Allora Inanna lo portò alla città,
nella sacra città di Uruk, lei lo trasportò.
Dal tronco dell'albero i figli di Uruk scolpirono un trono luminoso per Inanna,
Dai rami dell'albero le figlie di Uruk intagliarono un letto lussureggiante per lei,

E' incredibile vero? quella volta il serpente fu sconfitto! E l'albero giunge a maturità e ogni sua parte si fa dono, e matura è anche Inanna, fertile e feconda, Inanna, che adesso diventa lei stessa giardino


" Inanna ornò il suo capo con la corona della steppa
si recò al chiuso, dal pastore Dumuzi.
Si addossò al melo.
Così addossata al melo, agli occhi era superba la sua vulva.
Fiera della sua vulva, la giovinetta Inanna plaudì a se stessa.

Parlò Dumuzi:
Sorella mia, mi recherò con te nel mio giardino.
Mi recherò con te nel mio frutteto.
Mi recherò con te presso il mio melo.
Là pianterò l'amabile mio seme ricoperto di miele.

Inanna parlò:
Dinanzi a Dumuzi, mio signore,
io mescei piante dal mio grembo.
Piante gli posi innanzi.
Messi gli posi innanzi,
e messi innanzi gli mescei.
Messi mescei dal mio grembo.

.
la sposa dice
Venga il mio diletto nel suo giardino
E ne mangi i frutti squisiti.
lo sposo dice:
Sono venuto nel mio giardino, sorella mia, mia sposa,
( I tuoi germogli sono un giardino di melagrane,
con i frutti più squisiti...)
Giardino chiuso tu sei, sorella mia, sposa,
giardino chiuso, fontana sigillata....


è simile vero?..... ....è la Bibbia , quel misterioso Cantico dei Cantici ... narra dell'unione in un giardino fra un uomo e una donna e, insieme, della fecondità del mondo
eppure il giardino dell'Eden mi sembra diverso da quello di Inanna ...... ma una cosa c'è da dire: tutti e due i primi giardini del mondo sono stati piantati proprio nello stesso posto. Ricordate il fiume?..
il fiume che ..... usciva da Eden/.Per irrigare il giardino,/poi di lì si divideva/e formava quattro corsi ....il terzo fiume si chiama Tigri ... il quarto fiume è l'Eufrate
Nello stesso luogo, laggiù ad oriente, e sembra certo che fu proprio quello il primo posto sulla terra in cui noi uomini abbiamo cominciato a domesticare la natura. .... Che sterminata opera ... magnifica .... e terribile e, per raccontarla, abbiamo subito creato questa immagine: Il giardino.
E da allora è sempre stato così ......continuiamo a raccontarlo, a immaginarlo ... continuiamo a piantarlo
Perché un giardino ..... è la nostra immagine del paradiso
Perché in un giardino possiamo leggere la nostra lotta .. e la nostra unione ... con la natura.
Un giardino è sempre un viaggio


Il mio primo giardino

L'avevo dimenticato.... e adesso me lo ricordo.
Stavo a guardare da vicino, fissa fissa, un ramo ....
No....forse un ciuffo di foglie giovani che sprizzavano dal ramo di un cespuglio
io ci stavo sotto...allora dovevo essere molto piccola!
foglioline lucide quasi umide decisamente "tacchenti"
stavo a guardarle .... da quanto tempo?
forse da un sacco di tempo.....
"Lori cosa stai facendo?".... mi aveva vista, fissa fissa... da quanto tempo?
Non era la prima volta che mi beccava ferma immobile a guardare fissa fissa qualcosa che forse non si capiva cosa. Ma io .... l'avevo completamente dimenticato
Poi un giorno in un vivaio, proprio nella stagione giusta ... eccola lì ....era lì ... la stessa pianta con le foglie giovani "tacchenti" che sprizzavano
......e si è aperto un tunnel nel tempo...
mi sono trovata con gli occhi persi sul ramo
ma gli occhi erano molto più vicini a terra e io guardavo da sotto in su
Ero piccola ... di nuovo.
Non me ne sono accorta durante, me ne sono accorta subito dopo ...
E ho ricordato, di colpo, la sensazione.
......Quel che mi succedeva è che sprofondavo
fissa fissa .... gli occhi su quelle foglie .... e basta
fissa fissa .... io ero solo... guardare quelle foglie
fissa fissa per quanto tempo?
"Oh,oh! chissà a cosa fili sopra! ... si incanta sempre ... la testa in fumo ...oh!.. Ti incanti? Ti sei incantata?"
Ho riconosciuto la sensazione ... in fondo è la stessa di...
certi giorni certe sere scendo in giardino
e a volte mi trovo davanti un momento - posto. O un posto- momento?
un luogo ..... o un frammento di luogo ......ma non vedo solo quello che c'è in quel posto e come è fatto ... mi sembra di vedere anche il suo tempo
posso essere passata da lo stesso punto l'altro ieri e il mio occhio non si è fermato
ma adesso, mettiamo, quell'erba è cresciuta due centimetri in più .... adesso è in armonia perfetta con quei foglioni più larghi ... proprio lì vicini
o forse è l'inclinazione della luce che tira fuori tutte le rughe di quella corteccia lì dietro che in altre ore del giorno non si vedono
magari è che oggi in teatro ho lavorato mica male .... E respiro meglio
forse non mi girerei proprio se quella specie di cavalletta non saltasse di là... e raccoglie il mio occhio e lo butta proprio lì ....
Un frammento di spazio .... Perfetto.
E il mio occhio si ferma. E sprofonda. Dentro quel momento-posto.
Per quanto tempo?
sprofondo ... stupore
mi rimane il vago ricordo del mio stupore
di cosa non ricordo
Mi volto .... succede sempre così .... mi volto per qualche motivo e ..... ci entro dentro
mi stupisco mi instupidisco
"E' sempre là .... Se incanta!"
E' un'emozione? Non è così "personale" come un'emozione .... non si sviluppa ... non si modifica
è come è

E' questo il "genio del luogo"? .... Ho letto che i grandi giardinieri di tutti i tempi prima di piantare qualcosa interrogano il genio del luogo...

Penso che un giardino è un insieme di momenti - posti ... che cambiano continuamente con le stagioni con le ore ... con la nostra età ... con quella del giardino .... con quello che ci succede giorno dopo giorno....
Un insieme di posti - momenti che ne fanno uno solo ...
Un giardino è sempre un viaggio

Un pezzo di Terra
(azione: costruzione del "plastico" del giardino)

Voglio raccontarvi di un pezzo di terra. Di un pezzo della Terra. Sta sulla cima di una collina nel Monferrato. E' il mio giardino.
E' largo circa settantasette passi. E' lungo duecentoquaranta passi, cioè è lungo un po' meno di cinque minuti, al passo di chi misura. Un quarto d'ora se ci si guarda in giro senza fermarsi. Forse mezz'ora chiaccherando. Un tempo fuori dal tempo se ci si incanta. Non ricordo mai quanto terreno è, detto in ettari. So che sono circa quattro giornate, come dicono lì, una giornata è lo spazio che un uomo solo poteva arare in un giorno. Bello, vero, lo spazio espresso in tempo.

Quando siamo arrivati qui, noi gruppo di teatranti in cerca di casa e di teatro, ci abbiamo trovato tante cose .....ehi, guarda qui ... c'è una conchiglia nella terra .... Anche qui ... tante ... tutta la terra è piena di conchiglie ... doveva essere proprio il fondo del mare, che poi si è sollevato ... tipo quando? .... Io dico un milione di anni fa....io dico cento milioni di anni fa ...bhe, ci informiamo .. la casa è una meraviglia eh? ... sì, una meraviglia, peccato che sia crollata ; chissà cosa si riesce a salvare... quello dell'impresa dice che la cantina e l'infernotto si salvano, si puntellano ... voglio ben dire! Quella è roba fatta nel 700 .... Ma va! ... sì! ..fine 700, me lo ha detto l'ingegnere del comune: mi ha fatto vedere la forma delle nicchie scavate nel tufo e come si incrociano i mattoni della volta ... anche una parte della casa era del 700, e l'altra più recente .... E questi due alberi, sono proprio alti eh? bisogna liberarli da tutte quelle viti che hanno addosso, ma ti pare che una vite può arrivare fino a lì in cima ... il tipo che è venuto a segare il terzo albero, quello colpito dal fulmine ... ce n'era anche un quarto già tagliato raso terra .. ha contato gli anelli e dice che hanno circa novant'anni ...pensa un po' piantati all'inizio del 900 ....allora anche la siepe di bosso guarda che tonchi che ha fatto, se pensi che è così lento a crescere ... e fine dell'8 primi del 9 deve essere anche questo pozzo tutto rotto con l'arco di ferro battuto ... e quella torretta di mattoni che c'è dietro? ... che torretta? Quella è la parte superiore di una cisterna, è asciutta ,se ci butti un sasso senti quanto è fonda... quella è 700 sicuro .... Mi pare che sui fianchi della collina si intravedano ancora i terrazzamenti per le coltivazioni ... come fai a dirlo? bisognerebbe avvicinarsi per vedere ... ma qui non si passa da nessuna parte, guarda che intrico ...ma vedi un po' cosa riescono a combinare ste piante in trent'anni di abbandono ...coprono tutto ... qui come lo chiamano? .... Gerbido ... gerbùn



E mentre ci aggiravamo incerti per giorni cercando di strappare le viti e l'edera per riuscire ad entrare in casa, a tagliare i rovi per penetrare in quello che una volta era un frutteto sono cominciati ad arrivare i racconti, portati da qualche signore che arrivava su un trattore, da qualche signora con sporta di paglia che raccoglieva chissà quale erba:

....buon dì ... ah, buongiorno ....peousni passè?... come, scusi? ..... posso passare da qui che vag in tel prà là sotto a raccogliere di sarset ... sarset?.. ma sì certo!... ma t'lu savi che dentro a sta cisterna si nascondevano i partigiani in tempo di guerra ?.. eh sì, perché se guardi dentro ...ti sembra che la cisterna vada giù dritta, e invece ci sono quattro camere a croce .. vardè ben ... e là si nascondevano e i an mai truvai!

Buna seira , peousni passè? ... ma t'lu savi che al principio del secolo il padrone della casa era un generale dell'esercito sabaudo, che spesso la prestava al re, quel cit cit... per i suoi affari segreti con l'a bela Rusin ...una delle tante bele Rusin che teneva da queste parti ... na cà bun ben fortunata!

buon giorno signora ... ah, buon dì, ca ma scusa, ma t'lu savi ...che in questa cascina una volta c'era un fattore tan brao tan onesto che impediva ai bambini di raccogliere da terra la frutta che cadeva dalle pinte e la lasciava lì a marcire, perché in qualsiasi momento fosse arrivato il padrone vughissa che nessuno tocava a so' roba ... varda mac i om!...

buongiorno! ... si va a caccia, eh? ...e cosa si prende da queste parti?... ma, mi scusi, è sicuro che qui si può cacciare?... là c'è un cartello, c'è scritto riserva ... giust , riserva comunale, qui siamo solo dieci che possiamo andare a caccia, sempi istes, e se qualche d'un altro vuole la licensa bisogna che aspetti che uno di noi a sciopa! ... Stavo cercando ... ai era un sentiero giù di là, in paese tutti se lo ricordano, ma nessuno l'è bun a ritrovarlo, se lo son mangiato le piante ...il gerbùn.. ...ma t'lu savi che c'era una piccola ferrovia giù nella valle , e tutti i contadini si trovavano beli qui per scendere giù insieme col sentiero e andare a pigliare el trenin per andare ad Asti quando che c'era la fiera d'Ast ...

Che posto l'Italia! ... mi stupisco sempre a pensare come anche un piccolo pezzo di terra come questo, perso in fondo alla campagna, lontano dalle strade, dai paesi, è così pieno di storie, di storia, di reperti di epoche diverse, uno sopra all'altro.... Che fortuna aver trovato questa casa, una casa che ha un nome: la Bertolina ( e adesso anche noi, anche se ci chiameremmo la casa degli alfieri, per quelli del paese saremo sempre quelli che han preso la Bertolina) .... Che fortuna anche essersi indebitati così, pur di vivere qui, in un posto come questo, un posto che è narrato ...ed è facile capire quel che ci tocca: ...fare qualcosa che meriti .... ecco sì, continuare il racconto ....



Eh sì, fossi stata un'esperta giardiniera avrei subito capito che quello era il genio del luogo, quello che doveva dare il carattere al giardino: vecchi ruderi e vecchie coltivazioni e la vegetazione che li invade, li ricopre, se li stà per riprendere. Un giardino romantico! Questo l'ho scoperto molto tempo dopo, il giardino cosiddetto romantico era proprio così, prima nella pittura di paesaggio del 600...... poi anche nella pratica, vecchi ruderi classici, quasi sempre finti, semisommersi da una vegetazione apparentemente selvaggia.....
Se lo avessi saputo, magari avrei fatto così: avrei pulito un po' qua, un po' là, avrei segnato un sentiero tortuoso che si perdeva nella vegetazione, piantato un gruppetto di salici, avrei lasciato gli alberi morti, come quel vecchio ciliegio contorto, così malinconico ...
E invece, ignari di qualsiasi arte del giardino, noi cittadini abbiamo risposto ad un istinto primordiale: la paura o meglio la repulsione per quell'intrico di rovi e robinie spinose legate dalle vitalbe e da viti grosse come corde di navi, che ci pungeva, ci impediva di passare, ci respingeva, ci mandava contro nugoli di insetti mai visti, ci impediva di vedere chissà quali altri animali ... bisce? TOPI?
E così .... Il primo gesto è stato semplice e grezzo: disboscare, radere al suolo. Prima, ridicoli, con le asce e le roncole, poi, più logici e violenti, con una ruspa. E la ruspa era manovrata da un nostro vicino, un contadino, abituato a preparare il terreno per campi non certo per giardini, che non sapeva, come non lo sapevamo noi, che in un giardino le linee dritte e le forme geometriche non risultano "naturali"; e così ha fatto un bel rettangolo sul dorso della collina, un po' a schiena d'asino, per sgrondare la pioggia, largo più che poteva, fino a dove arrivava la macchina che poi i versanti diventavano troppo ripidi, e lì ha lasciato il gerbido, e in mezzo al rettangolo una quercia abbastanza grosse perché, quella sì, gli abbiamo chiesto di risparmiarla. E poi ha buttato tutte le piante strappate giù dal dirupo ed è ripassato e ha grattato via anche uno strato di terra dove c'erano le radici, e l'ha ammonticchiata sul fondo del rettangolo .... e così ci ha nascosto la valle e le montagne al di là....



Adesso che ho scoperto qualcosa di più sui giardini.... Mi viene da pensare ... Cosa avrebbe detto di noi un antico giardiniere cinese, lui che costruiva giardini artificiosissimi, ma non scordava mai l' antico principio che deriva dal Tao e dal modo di pensare dei contadini cinesi: "Wu-wei" che significa "abbandona le cose a se stesse, lascia che la natura faccia il suo corso, trai profitto dalla successione naturale degli eventi invece di interferire con essa" .....
Cosa avrebbe detto un giardiniere inglese (della fine del seicento), che dal cinese voleva imparare, lui che sopra ogni altra cosa voleva arrivare ad un effetto che chiamava "sharawadgi": la bellezza si mostra senza che sia visibile l'ordine e l'economia che l'ha prodotta...

Eppure .... Eppure, ---- è inutile negarlo, quel rettangolo vuoto è così rassicurante, con una sola occhiata capisci che niente lì può farti male, ti viene da correrci in mezzo ... e poi è vuoto, e il vuoto chiama i desideri e le idee ... lì si potrebbe fare una pergola per stare all'ombra, coperta di uva, che qui l'uva viene bene ... o sì, ma insieme anche di rose, viti e rose come facevano gli antichi romani .... Lì sul lato lungo potremmo piantare una fila di alberi da frutta, così ricordiamo quel frutteto che c'era trent'anni fa, che poi il gerbido si è mangiato ... mica male ... noi cittadini che ci mangiamo le albicocche dell'albero che abbiamo piantato noi .... Certo che quella montagnola là in fondo, non è il massimo ... come non è il massimo? .... Sì, insomma, bruttarella, no? ...no? ... ma guardala bene, non ti fa venire in mente niente, così a mezzaluna, rivolta verso fuori, verso la valle ... vuoi dire come un teatro? ... eh sì, eh!... guardatela bene ...in piccolo piccolo come un teatro greco ... la forma è praticamente già fatta, basterebbe scavare i gradini .... E poi, scusa, mettetevi lì a sentire ..." Romans, friends, countrymen! Lend me your hears ..."... è vero, già così piccolo raccoglie la voce, si sente anche se parli pianissimo ... gradini di terra battuta, bell'idea, semplice .... Sì e poi possiamo seminarci sopra l'erba, così è più comodo .... Certo che i gradini bisognerebbe scavarli subito ... eh sì, finché la terra è morbida ... eh, ma quanto ci vorrà? ... bhe, quanto ci vorrà? Se ci mettiamo in tutti ... bhè, dai, no? ...da .... Chi fa i segni sul pendio dove dobbiamo scavare i gradini? .....io! con cosa li faccio? provo con la zappa ... ecco, direi non male ... bene, adesso scaviamo... vai.. guarda qua, viene perfetto... e come la battiamo la terra? ... proviamo con i piedi ...ecco, sì, un colpo di piede vicino all'altro .. ta,ta,ta,ta ... guarda qua, preciso .... Quante file vengono? .... Sei o sette ... Sentite l'idea: di qua c'è la gradinata, di là, verso la casa, sulla schiena del teatro ci possiamo fare una piccola scala in mezzo ,di mattoni, o di legno per salire .. e su tutto il dorso piante aromatiche di tutti i tipi .... Così quelli che stanno seduti sentono i profumi mentre guardano il teatro ... sì, bello, ma pensate come starebbe ancora alle spalle, tutto intorno una fila di alberi alti e stretti ... come si chiamano, pioppi cipressini .. come fossero delle colonne .... Geniale!... loro costruivano le colonne per significare gli alberi del bosco sacro ... e noi piantiamo alberi per ricordare le colonne ... loro chi? ... i greci,no? I greci ... ...


E adesso, dopo quasi dieci anni, i pioppi si slanciano altissimi e svettano, e lavande, rosmarini, santoline, salvie e timi, elicrisi e rute sono diventati dei bei cespuglioni e fanno un tappeto alto e folto .... Ma questo teatro non ha mai veramente raggiunto il suo scopo iniziale... proprio così ... ci abbiamo provato tante volte, nei primi anni, a farci degli spettacoli, la sera in piena estate quando fa caldo... era bello, bellissimo, le lucciole ... ma non si poteva resistere più di dieci minuti ...incredibile ... Zanzare!... ZANZARE!... tante che non è possibile descriverlo, resistenti a qualsiasi tipo di intervento chimico, biologico, magico .... Abbiamo dovuto rinunciare ... e poi, nel tempo ... un po' siamo cambiati anche noi ... adesso siamo più grandi, sempre avanti con il teatro! ..ma ognuno deve star dietro a tante cose diverse... nel tempo, i gradini di terra si sono un pò dilavati con la pioggia, e si sono riempiti di fiori e piante che non ci abbiamo messo noi, anche se un paio di volte l'anno tagliamo l'erba ... qualche gradino della scala di legno è marcito, e poi l'ho rivisto dentro a una scultura di Toni ... bisognerebbe sempre rifare la scala di mattoni ... a guardarlo bene sta diventando un po' un reperto anche lui ...forse è perciò che mi piace sempre tanto .... Che immagine ,no?, un vecchio teatro conteso dalla vegetazione ... sia bella, sia perturbante ... e poi questo ha scavato dentro un ricordo, il ricordo della giornata in cui lo abbiamo costruito, una di quelle giornate che non ce n'è poi tante in una vita ... o forse mi piace così perché adesso ho scoperto il suo nuovo significato dentro il giardino ..

.... Esci dalla casa, superi l'aia , superi la siepe e ti ritrovi in giardino ...

le prime piante sono abbastanza cresciute e donano armonia, e ne ho piantate tantissime altre ... ma quella forma di rettangolo domina sempre e sempre ti rassicura e ti accoglie ... puoi correre e passeggiare, sdraiarti sull'erba e sederti in circolo, scoprire la panchina nascosta e leggere all'ombra ....ma da lontano quella montagnola coperta di aromi e circondata dai pioppi ti attira irresistibile, e non puoi non attraversare tutto lo spazio per raggiungerla, e poi salirci sopra e guardare al di là, fuori dal giardino ... ecco qui, sei in un teatro che serve per guardare al di là ... e al di là esplode il paesaggio, grande, aperto, pieno di aria, c'è una valle, delle colline e poi delle altre e infondo tutt'intorno, di qua e di là, le Alpi .... E da quella parte, lo so, dietro c'è il mare

Ecco... (gesto autoironico) .... Un giardino del rinascimento ... ecco sì .. Se ho capito bene .... forse un giardiniere del rinascimento avrebbe apprezzato tutto questo, lui che come gli antichi costruiva giardini che collegavano le città e le case alla natura, che creavano un passaggio fra tutto il lavorio umano e quella vasta terra ancora da esplorare e conquistare ....

Sono sicura che questo giardino non sarà mai finito .... Con i miei tempi... pianto due o tre rose questo autunno, due alberi la prossima primavera, l'autunno dopo cento narcisi ...e via così .... non finisce mai, proprio questo è il bello: non finisce mai ... così non finisce questo gioco così appassionante, che mi cattura ogni giorno di più... perché come ha detto Herman Hesse:
"Nel giardino c'è qualcosa di simile alla presunzione e al piacere della creazione: si può plasmare un pezzetto di terra come si vuole"

A cosa serve un giardino?

A cosa serve un giardino?
A guardare e vedere
A sporcarsi le mani di terra
A fare la pipì all'aria aperta
A stare in convivio

(guardare e vedere)

Cammino verso l'albero in mezzo al prato, vado dritta verso di lui.
Mi fermo quando riempie completamente il mio sguardo.
Allora comincio a girargli intorno. E lo guardo. Giro, giro. E lo guardo.
Non riesco veramente a vederlo tutto intero. I miei occhi corrono da un particolare all'altro, da una parte all'altra, su e giù. Non fisso nulla. Non vedo nulla.
Continuo a girare. Continuo a guardare.
Qualcosa emerge. Quel punto dove si vede che c'era attaccato un ramo caduto. Quella foglia che spunta tutta da sola direttamente dalla corteccia, molto più sotto di dove cominciano i rami.
Piccoli particolari. Li ricordo, mi accorgo di aspettarli mentre giro. Li ritrovo ad ogni giro.
Il primo ramo in basso che esce dal tronco. L'angolo che fa.
E poi gli altri rami, uno dopo l'altro. La loro forma, la loro inclinazione, la loro direzione ... è così chiaro, è tutto determinato da un movimento, dal loro movimento verso la luce.
Anzi ... quella che mi pare la loro forma è solo un lunghissimo momento del loro movimento ...
... Forse tutto sulla terra è un momento di un movimento.
Le radici. Vicino al tronco affiorano leggermente. Poi affondano. Si vede la loro direzione.
Posso immaginarle sotto la superficie della terra.
Si allargano a raggiera, arrivano a riempire un cerchio largo come la chioma. E sotto ce ne sono altre che sprofondano, tanto quanto è alta e larga la chioma.
Chiudo gli occhi e lo vedo tutto intero. Due chiome, una sotto terra, una nell'aria.
In mezzo il tronco. Tutto gli scorre sotto la superficie, l'energia del sole, la parte più sottile della terra sciolta nell'acqua ... si uniscono.
L'albero e la sua forma tutta intera, il lungo momento di un movimento.
Posso andare indietro in quel movimento, vedere l'attimo di inizio, vedere dove è successo...in quel punto appena sotto alla superficie della terra, che ora è lì in basso al centro del tronco.
Quel punto in cui il seme che era uno è diventato due. E le due metà hanno cominciato a spingere una contro l'altra con una forza enorme.
E una metà ha cominciato ad affondare verso il centro della terra, e l'altra a salire verso il punto più alto nel cielo.
Posso quasi vederlo. La prima radice bianca e carnosa un po' lucida che si butta giù a precipizio, aggira un sasso, si divide, si allarga. E dall'altra parte le due prime quasi foglie rotonde che si separano e si aprono e in mezzo le prime due vere foglie seghettate già uguali a quelle adulte, e a quel punto c'è già uno stelo sottile, ma rigido e forte, non è certo un'erba questa, e poi cresce e si divide, e ancora e ancora.
E quel movimento continua ed è così chiaro, così "logico"... è così necessario che sia proprio così com'è .... Perché mi sembra anche giusto? Cosa centra il giusto e l'ingiusto? E soprattutto perché mi sembra bello?
E posso vedere il flusso della forma in movimento che arriva all'albero così come è adesso .... che passa per l'albero così come è adesso ... e poi continua, va avanti, verso l'albero come sarà. Lo vedo benissimo, non potrà che essere così, seguendo il movimento: quello sarà il primo ramo a seccarsi cadere, quegli altri che adesso sono verticali si allargheranno e diventeranno quasi orizzontali per far spazio ad altri rami che cresceranno più in alto... Vedo l'albero fra cento anni, fra duecento, e non è un albero qualsiasi, è quest'albero, enorme, nodoso, perché questo flusso è così logico, questa forma è così sensata.
Adesso l'albero è dentro di me. Lo comprendo. Lo eleggo centro del giardino ... Per me, per questo breve momento centro della Terra. Mi siedo e appoggio la schiena al tronco.
Da qui mi guardo intorno.

(sporcarsi le mani di terra)
(azione: piantumazione di una pianta di bosso)

Se fai un buco per terra con una vanga
e poi con le mani tiri fuori la terra che ci frana dai bordi

Se butti sul fondo una manciata di letame secco
e poi terra buona dal sacco

Se con quella fai un monticello
e ci adagi sopra le radici della nuova pianta

Se impasti la terra dello scavo con altra terra buona
e polvere di corna e di unghie

Se spingi con le mani il miscuglio intorno alle radici
un po' alla volta e lo premi mano a mano, che non ci rimanga dell'aria,

Se ne metti ancora e riempi il buco
e poi premi tutto intorno con piede leggero

Se con la terra avanzata fai un piccolo argine ad anello
in modo che ci sia una conca intorno alla nuova pianta, per l'acqua

Se poi ti guardi le mani ...
la pelle è cambiata toccando la terra

E' secca e un po' grigia eppure è pulita.
C'è una polvere che non si vede dentro la terra
Ma la senti in ogni poro, sotto ad ogni pelo,
ti entra nei solchi delle impronte
E le unghie .... Non ci sono unghie bianche vicino alla terra.
Basta sfiorarla e si riempiono della loro linea grigia
spessa che quasi la senti.
Così precisa, così completa
sembra che ci sia sempre stata.
E se sfreghi una mano con l'altra
anche il suono è cambiato,
più alto, più secco.
E non riconosci più la tua mano,
ti dà un senso diverso
senti la tua mano con dentro un po' di mondo.
Sì, le mani cambiano toccando la terra.


(e adesso scusatemi solo un momento)

E' sempre bello
fare la pipì sulla terra
e guardare come scorre e si infiltra.
Senti l'aria che ti tocca dove sei bagnata
e aspetti un po' di essere asciutta
restando accucciata
a guardare lontano.
E nessuno ti vede
E ti viene da ridere
perché hai sempre quattro anni .

Ed ora .... Il convivio.


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