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Le soleil et la lune

un progetto Arrigazzi\de Mandato

di Antonio Catalano e Allegra de Mandato

con Emanuele Arrigazzi
scene e costumi di Agnese Falcarin

regia Emanuele Arrigazzi

tema originale e sound design: Marco Prestigiacomo

Casa degli alfieri

Il titolo prende spunto da una canzone di Charles Trenet, che racconta una storia d’amore impossibile, quella tra il sole e la luna che non potranno mai incontrarsi, metafora delle impossibilità per cui però si lotta e ci si strugge…
Nasce anche dalla visione di un quadro di Barbara Hepworth visto per caso a Saint Paul de Vence, da cui nasce un colpo di fulmine. Ci si può soffermare su qualcosa che non sapevamo parlasse proprio a noi e di noi?

In un mondo distopico, in un futuro prossimo che è quasi un’ucronia di questo presente, un uomo si è chiuso in un isolamento, che è rifugio e prigione al tempo stesso.
Una tana piena di amici immaginari e ricordi, ma che non prevede uscite.
Come in un disturbo post traumatico, ma “eccentrico”.

Ci troviamo catapultati nella sua quotidianità, in un “non luogo” dove la ripetizione dei gesti gli concede una disciplina e una serie di riti che sembrano\sono l’unica salvezza per la sua esistenza.
Qui tutto è ” mappato” e c’è una radio attraverso cui si esprime ma senza ricevere risposte…
Forse il nostro protagonista è un reduce di una qualche guerra che il suo paese ha combattuto per qualche conquista coloniale sicuramente il mondo è inabissato e inospitale per le conseguenze del cambiamento climatico, lui ha perso le sue relazioni, è solo.
Finché una mattina che sembra uguale alle altre da quella radio non giunge un messaggio che appare come un’epifania, un’incrinatura alla routine apparentemente “folle” di quest’uomo…
Tutto prende una piega inaspettata e nuova.
Nasce un bizzarro rapporto che viene reso attraverso brevi gag e ” strisce”, finché il protagonista non è posto davanti ad una scelta che metterà in crisi le sue poche certezze.

Uno spettacolo poetico, tragicomico che cerca di indagare il nostro presente in un ipotetico futuro, trasformandolo in una grande allegoria in cui la salvezza è possibile solo nel rapporto con l’altro, nell’alleanza, nello sfidare la solitudine e l’egoismo.
Una fiaba agrodolce che attraverso la risata che si trasforma in denuncia, vuole rompere lo squarcio su un mondo al limite dell’invivibile, un eroe che è anti eroico ma che prova a dare uno slancio alla sua esistenza… che prova a fare qualcosa per prendersi cura di un mondo alla deriva. Qualcosa che assomiglia a quello che diceva Gandhi “sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”.

La tecnica “sfruttata” è il grammelot, ma cambiato di segno e reso vitale e contemporaneo e inserito all’interno di uno spettacolo di drammaturgia contemporanea.